L'Aglianico e i due Taurasi: irpino vs Vulture
L'Aglianico è uno dei vitigni più antichi d'Italia — probabilmente introdotto dai coloni greci più di 2.500 anni fa (il nome deriverebbe da 'Ellenico'). Coltivato oggi in Campania, Basilicata e in misura minore in Puglia e Molise, l'Aglianico ha due grandi denominazioni DOCG:
Taurasi DOCG (Irpinia, Campania, 1993): terreni prevalentemente vulcanici (tufo, cenere) del sistema vulcanico irpino estinto. Altitudine 300-700 metri. Clima continentale con influenze mediterranee. Aglianico irpino: profili floreali (viola), fruttati (frutta nera matura), speziati (pepe nero, chiodi di garofano), con tannini fini ma imponenti.
Aglianico del Vulture DOC / Superiore DOCG (Basilicata, DOCG dal 2010): terreni vulcanici del Monte Vulture (vulcano spento). Altitudine 400-700 metri. Aglianico vulturese: profili più minerali, freschezza tagliente, note vulcaniche marcate.
Confronto: il Taurasi è tendenzialmente più ampio, morbido, elegante. L'Aglianico del Vulture è più teso, minerale, verticale. Sono cugini geografici e stilistici, entrambi tra i grandi rossi del Sud.
Le zone del Taurasi: Taurasi, Montefusco, Paternopoli, Castelfranci
Il territorio Taurasi DOCG comprende 17 comuni della provincia di Avellino. Le zone qualitativamente più importanti:
Taurasi: il comune che dà il nome. Le colline intorno a Taurasi hanno terreni argillo-vulcanici caratteristici, con presenza di scheletro (frammenti di roccia). Altitudine 300-500 metri. Produttori storici: Antonio Caggiano, Feudi di San Gregorio (con sede legale qui).
Montefusco: il centro geografico e storico dell'Irpinia enologica. La Cantina Sociale di Montefusco è tra le più antiche del sud Italia (fondata nel 1928). Terreni prevalentemente calcareo-argillosi.
Paternopoli: comune celebre per il Taurasi di alta qualità. Il produttore Mastroberardino — la cantina più celebre della Campania — ha vigneti storici qui. Antonio Mastroberardino negli anni '80 fu il primo a lavorare seriamente sul Fiano di Avellino e sul Greco di Tufo per riportarli al livello dei grandi bianchi italiani, oltre a preservare la tradizione del Taurasi.
Castelfranci: comune di altura (600+ metri), Taurasi di grande eleganza e freschezza. La zona è nota anche per il Cilento (blend con Piedirosso).
Altri comuni importanti: Lapio (con la sottozona Lapio del Fiano), Torre Le Nocelle, Venticano, Sant'Angelo all'Esca, Bonito.
Oltre al Taurasi, l'Irpinia produce due grandi bianchi DOCG: Fiano di Avellino DOCG (dal 2003, uno dei bianchi più eleganti d'Italia) e Greco di Tufo DOCG (dal 2003, bianco strutturato con capacità di invecchiamento).
Cosa aspettarsi da una visita in cantina in Irpinia
L'enoturismo irpino è meno affollato rispetto a Toscana o Piemonte, ma l'offerta è di qualità in forte crescita. Le grandi cantine (Mastroberardino, Feudi di San Gregorio, Villa Raiano) hanno strutture moderne dedicate all'accoglienza. Le piccole cantine artigianali (Ciro Picariello, Guastaferro, Salvatore Molettieri) offrono esperienze intime e conversazionali.
Una visita tipica dura 90-120 minuti. Molte cantine iniziano nei vigneti: si vedono le viti ad Aglianico su terreni vulcanici, spesso di 30-60 anni di età. Le pendenze sono importanti (15-30%), la vendemmia manuale obbligatoria.
In cantina si vedono grandi botti tradizionali di rovere di Slavonia (25-70 hl) per l'affinamento del Taurasi, che richiede minimo 12 mesi in legno. Alcune cantine (Feudi di San Gregorio, Mastroberardino) usano anche barrique francesi per stili più moderni.
La degustazione tipica comprende 5-7 vini: - Un Falanghina del Sannio DOP (bianco autoctono campano) - Un Fiano di Avellino DOCG - Un Greco di Tufo DOCG - Un Taurasi di annata giovane (5-6 anni dalla vendemmia) - Un Taurasi Riserva - Talvolta un Taurasi di annata storica (10-15 anni) - Un vino dolce (Passito di Fiano o Greco)
Gli abbinamenti valorizzano la cucina irpina/campana: fusilli avellinesi al ragù, cavatelli con broccoli, agnello alla brace, capretto al forno, formaggi caciocavallo podolico e caciocavallo silano, salumi tipici (soppressata). Il Taurasi Riserva accompagna magnificamente selvaggina e brasati.
Cosa vedere in Irpinia oltre le cantine
L'Irpinia è una terra di grande fascino, poco turistica ma ricca di storia e paesaggi. Da Napoli (aeroporto Capodichino) si raggiunge in 60-90 minuti.
Avellino: capoluogo. Il Duomo dell'Assunta e la Chiesa del Rosario. Piatti tipici da provare: le tagliatelle avellinesi, la 'cotica e fagioli'.
Taurasi: piccolo borgo medievale, con il Castello di Taurasi (XI secolo, oggi enoteca regionale). Da vedere in centro.
Montella: patria della castagna di Montella IGP e degli strangolapreti (pasta fresca tipica).
Nusco: borgo medievale con la Concattedrale, sull'antica Via Appia.
Sant'Angelo dei Lombardi: territorio ferito dal terremoto del 1980 ma con testimonianze storiche importanti (Abbazia del Goleto).
Bagnoli Irpino: centro del tartufo nero d'Irpinia, celebrato ogni novembre con la Sagra del Tartufo. Il tartufo nero irpino è la seconda specialità gastronomica dell'Irpinia dopo il Taurasi.
Mercogliano: santuario di Montevergine (basilica benedettina medievale, meta di pellegrinaggio).
A 45 minuti da Taurasi: Pompei, Ercolano, la costa amalfitana (Positano, Amalfi, Ravello). Chi ha una settimana può combinare enoturismo irpino + costa amalfitana + Napoli in un tour completo della Campania.
I grandi produttori del Taurasi
L'Irpinia enologica moderna deve molto a poche famiglie che negli anni '80-'90 hanno riportato i vini campani sui mercati internazionali dopo decenni di oblio.
Mastroberardino (Atripalda/Paternopoli): la famiglia che ha inventato il Taurasi moderno. Antonio Mastroberardino negli anni '80 fu tra i primi a puntare sulla qualità dei vitigni autoctoni campani (Aglianico, Fiano, Greco). Il Taurasi Radici è la referenza storica della denominazione. Il Taurasi Riserva ha longevità di 30+ anni. Prezzi 30-80€ per il Radici, 60-150€ per la Riserva.
Feudi di San Gregorio (Sorbo Serpico): cantina moderna, architettura contemporanea. Ha portato il Taurasi al livello dei grandi rossi italiani con un approccio commerciale internazionale. Etichette: Serpico, Piano di Montevergine.
Villa Raiano (San Michele di Serino): storia recente ma di grande qualità. Terroir-driven, biologico.
Antonio Caggiano (Taurasi): produttore artigianale con la celebre etichetta Vigna Macchia dei Goti. Cantine visitabili di grande fascino, scavate nel tufo del centro storico.
Salvatore Molettieri (Montemarano): piccolo produttore cult, viti secolari, approccio tradizionalista. Taurasi Vigna Cinque Querce di grande longevità.
Guastaferro, Ciro Picariello, Contrade di Taurasi: altre realtà artigianali di alto livello, spesso familiari, con approccio biologico o biodinamico.

