Il vino di Roma da duemila anni
La tradizione vinicola dei Castelli Romani è una delle più antiche d'Italia e affonda le radici direttamente nell'epoca romana. Le colline dei Colli Albani — un antico complesso vulcanico spento di cui il Lago di Albano e il Lago di Nemi sono i crateri riempiti d'acqua — erano già in epoca imperiale la meta prediletta delle ville estive dell'aristocrazia romana, che qui cercava aria fresca lontano dall'afa della città.
La produzione di vino accompagnò da subito questo insediamento: Plinio il Vecchio, Marziale e Orazio menzionano vini della zona nelle loro opere. Nel Medioevo la produzione continuò senza interruzioni sotto la protezione dei conventi e delle famiglie nobili romane che possedevano vasti feudi nella zona.
Nel Novecento il Frascati divenne uno dei bianchi più popolari d'Italia, spesso consumato nelle celebri fraschette del centro storico di Frascati — le antiche osterie con la frasca appesa fuori per segnalare il vino nuovo — dove i romani salivano in gita fuoriporta a mangiare porchetta di Ariccia, pizza bianca e coppiette. Nel 1966 arriva la DOC, nel 2011 la DOCG per la versione Superiore. Oggi il Frascati vive una fase di rinnovamento qualitativo importante, con una nuova generazione di produttori che punta su selezione dei vigneti, rese più basse e stili più moderni.
Il terroir vulcanico dei Colli Albani
Il segreto del Frascati sta nel terroir. I Colli Albani sono un antico complesso vulcanico la cui ultima attività risale a circa ventimila anni fa. I terreni sono di natura vulcanica, ricchi di tufo, pomice, ceneri e potassio, con la presenza di quello che i geologi chiamano "pozzolana rossa" — una matrice unica che si trova in poche altre aree vinicole al mondo.
Questa composizione conferisce ai vini del Frascati caratteristiche molto distinte: una struttura minerale, una sapidità marcata, una freschezza notevole nonostante il clima relativamente caldo. L'altitudine (le vigne sono coltivate tra i 250 e i 550 metri) e l'escursione termica giorno-notte, favorita dalla presenza dei laghi vulcanici, contribuiscono ulteriormente alla concentrazione aromatica delle uve.
È un terroir che permette di produrre bianchi freschi e sapidi — la versione classica del Frascati — ma anche di ottenere versioni più strutturate e capaci di invecchiamento con lieviti selezionati, macerazione contatta con le bucce, affinamento sui lieviti. Le versioni Superiore e Riserva mostrano bene questa potenzialità qualitativa.
I vitigni: Malvasia e Trebbiano
Il Frascati si produce principalmente con Malvasia (nella doppia declinazione Malvasia di Candia e Malvasia del Lazio) e Trebbiano Toscano, con piccole percentuali di altri vitigni bianchi autorizzati dal disciplinare.
La Malvasia è il vitigno più caratteristico e dona al vino la sua struttura aromatica: fiori bianchi, frutta a polpa bianca, sfumature speziate. La Malvasia del Lazio in particolare è considerata di qualità superiore alla più diffusa Malvasia di Candia, e i produttori più attenti la privilegiano nei loro blend qualitativi.
Il Trebbiano Toscano apporta freschezza, acidità e sapidità. Storicamente era il vitigno dominante nella zona per via delle rese generose, ma oggi la tendenza qualitativa favorisce quote maggiori di Malvasia.
Il disciplinare Frascati Superiore DOCG impone quote minime di Malvasia più elevate e rese per ettaro più basse, garantendo una qualità superiore. Esiste anche una versione Frascati Cannellino DOCG: un vino dolce naturale ottenuto da vendemmia tardiva o da uve leggermente appassite, patrimonio storico della zona che pochi conoscono ma che vale assolutamente la scoperta.
Le fraschette e la tradizione popolare
Non si può raccontare il Frascati senza le fraschette. Sono le antiche osterie rustiche del centro storico di Frascati, riconoscibili storicamente dalla frasca appesa fuori (da cui il nome) che segnalava la disponibilità di vino nuovo. Molte sono ancora attive oggi con la stessa formula: un caraffa di Frascati sfuso, un tagliere di porchetta di Ariccia, pizza bianca, coppiette (strisce di carne essiccata), pecorino romano — a un prezzo popolare che rende l'esperienza accessibile a tutti.
È un tipo di ristorazione che ha resistito ai secoli e che rappresenta ancora oggi il modo più autentico di vivere il Frascati al pari della degustazione in cantina. Molti turisti romani salgono ancora la domenica ai Castelli per una gita fuoriporta nelle fraschette, seguendo un rituale che i loro nonni facevano decenni fa.
Questa tradizione popolare convive oggi con una nuova generazione di cantine che ha riscoperto la vocazione qualitativa del territorio, puntando su Frascati Superiore di grande finezza e sui vini dolci naturali. Le cantine moderne offrono degustazioni strutturate con abbinamenti gastronomici curati, che si differenziano nettamente dall'esperienza della fraschetta ma la completano: puoi vivere entrambe nella stessa giornata.
Un weekend fuoriporta da Roma
L'enoturismo dei Castelli Romani è una delle fughe di prossimità più sottovalutate d'Italia. In trenta minuti dal centro di Roma sei nelle vigne, con panorami che spaziano dal mare al Terminillo, con laghi vulcanici e borghi medievali a portata di passeggiata.
Una giornata tipo unisce visita in cantina (mattina o primo pomeriggio) e una tappa in uno dei borghi: Frascati stessa con Villa Aldobrandini e le sue terrazze; Grottaferrata con l'Abbazia greca fondata nel 1004 (una delle più antiche d'Italia); Castel Gandolfo con il palazzo pontificio e la vista sul Lago di Albano; Nemi e le sue fragoline di bosco famose in tutto il mondo.
Le cantine ideali per il primo weekend: quelle di Frascati (le più vicine e organizzate), Monte Porzio Catone (dove trovi terreni vulcanici in altitudine e vini di grande freschezza), Monte Compatri (più tranquilla, con degustazioni raccolte).
La stagione ideale è tutto l'anno, ma la primavera (aprile-giugno) e l'autunno (settembre-novembre) sono i periodi più suggestivi. L'inverno può essere freddo in altitudine ma alcune cantine offrono degustazioni nelle sale storiche riscaldate — un'esperienza intima e conviviale.





