Il vitigno Trebbiano d'Abruzzo: una identità ancora dibattuta
L'identità genetica del 'Trebbiano d'Abruzzo' è uno dei misteri ampelografici italiani. Storicamente si è pensato fosse una varietà del Trebbiano Toscano (uno dei vitigni bianchi più coltivati al mondo, base di molti vini bianchi della fascia mediterranea e — in Francia — dell'Ugni Blanc per il Cognac). Studi genetici recenti hanno però dimostrato che quello che i grandi vignaioli abruzzesi chiamano 'Trebbiano d'Abruzzo' è in realtà Bombino Bianco o un suo ecotipo locale — un vitigno completamente diverso dal Trebbiano Toscano.
Questa distinzione è cruciale per capire il vino. Il Bombino Bianco 'Trebbiano d'Abruzzo' (chiamato anche 'Trebbiano abruzzese' o 'Piede di Colomba' nel dialetto locale) ha caratteristiche fisiologiche uniche: - Buccia più spessa del Trebbiano Toscano, con maggiore contenuto polifenolico - Acidità naturale altissima - Aromaticità sottile ma persistente - Capacità di invecchiamento superiore a 20-30 anni nelle grandi versioni
Molte cantine abruzzesi (soprattutto quelle industriali) usano invece il Trebbiano Toscano — vitigno più comune, meno interessante, che dà vini più semplici e da beva immediata. Attenzione all'etichetta: solo il 'Trebbiano d'Abruzzo DOC' delle cantine artigianali di alto livello garantisce l'uso del vitigno storico locale.
Profili aromatici del Trebbiano d'Abruzzo delle grandi cantine: mela verde, agrumi, camomilla, mandorla, erbe aromatiche mediterranee. Con l'invecchiamento sviluppa idrocarburi (come i Riesling renani), miele, note ossidative controllate, mineralità profonda.
Le zone: Costa dei Trabocchi, colline teramane, l'entroterra
L'Abruzzo enologico è diviso in tre grandi aree, ognuna con caratteristiche specifiche.
Costa dei Trabocchi (provincia di Chieti): la costa adriatica caratterizzata dai 'trabocchi', antichi macchinari da pesca sospesi sull'acqua patrimonio culturale locale. La zona vitata si estende dalla costa alle prime colline, con altitudini 0-300 metri. Terreni sabbiosi, argillo-sabbiosi, con influenza marina forte. Le cantine di Ortona, San Vito Chietino, Villalfonsina, Vasto producono Trebbiano d'Abruzzo di grande sapidità. Le tenute più celebri della zona: Cantina Miglianico, Tiberio (Cugnoli), Pasetti (Francavilla), Contesa (Collecorvino).
Colline teramane (provincia di Teramo): area più a nord, ai piedi dei Monti della Laga e del Gran Sasso. Altitudini 200-500 metri, terreni argillo-calcarei, escursioni termiche importanti. Qui si concentrano le cantine più celebri per il Trebbiano d'Abruzzo di alta qualità: Emidio Pepe (Torano Nuovo), Illuminati (Controguerra), Camillo Montori (Controguerra), Cataldi Madonna (Ofena, entroterra teramano). La sottozona Colline Teramane ha un DOCG proprio (Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG, dal 2003).
Entroterra aquilano (provincia dell'Aquila): area montana ai piedi del Gran Sasso, con altitudini 400-700 metri. Zona più fresca, con Trebbiano d'Abruzzo di grande verticalità e freschezza. Cantina di riferimento: Cataldi Madonna a Ofena — 'il forno d'Abruzzo' per il microclima estremamente caldo di giorno + freschissimo di notte, che regala Trebbiano di rara complessità.
I maestri: Valentini ed Emidio Pepe
Nessuna conversazione sul Trebbiano d'Abruzzo può prescindere da due nomi leggendari.
Edoardo Valentini (1933-2006), Loreto Aprutino (Pescara). Contadino-filosofo di grande cultura, Valentini ha rifiutato per decenni la modernità enologica: nessun controllo di temperatura, nessuna filtrazione, nessuna aggiunta di lieviti selezionati, nessuna pratica di 'clean winemaking'. Il suo Trebbiano è vinificato in modo tradizionale con lunghissime macerazioni sulle bucce e affinamenti in botti di rovere. Il risultato: vini di longevità unica al mondo. Le grandi annate degli anni '70-'80-'90 sono oggi tra i bianchi italiani più ricercati dai collezionisti internazionali. Bottiglie di Trebbiano Valentini del 1988 sono state pagate oltre 2.000 euro nelle aste. Il figlio Francesco Paolo Valentini continua oggi la produzione con lo stesso approccio.
Emidio Pepe (1932-vivente), Torano Nuovo (Teramo). Approccio ancora più artigianale: fermentazione con lieviti indigeni in vasche di cemento, nessun affinamento in legno, decantazione manuale bottiglia per bottiglia, rifiuto di ogni pratica moderna. Le figlie Sofia, Daniela e le nipoti oggi portano avanti la cantina. Il Trebbiano d'Abruzzo di Pepe è considerato tra i grandi bianchi italiani della storia moderna.
Entrambe le cantine sono aperte alle visite ma su prenotazione stretta e con capacità limitata. Chi vuole capire davvero il Trebbiano d'Abruzzo deve provare almeno una bottiglia di Valentini o Pepe di qualche annata (in enoteche specializzate o online da 100-300€ le annate recenti, molto di più le storiche).
Altri produttori di riferimento (accessibili per visite più regolari): Tiberio (Cugnoli), Cataldi Madonna (Ofena), Illuminati (Controguerra), Pasetti (Francavilla), Marramiero (Rosciano).
Il Cerasuolo d'Abruzzo: il primo rosato DOC d'Italia
Non si può parlare di Abruzzo enologico senza menzionare un'altra unicità: il Cerasuolo d'Abruzzo DOC, il primo rosato italiano a ricevere la denominazione di origine nel 2010 (prima era solo una tipologia del Montepulciano d'Abruzzo).
Il Cerasuolo è prodotto dalle stesse uve del Montepulciano d'Abruzzo (100% Montepulciano), ma con vinificazione in rosato: breve contatto delle bucce con il mosto (poche ore, non giorni come per il rosso), fermentazione a temperatura controllata, imbottigliamento precoce. Il risultato è un rosato di colore intenso — quasi rubino chiaro — con struttura molto più marcata dei rosati di Provenza o siciliani.
Profili aromatici: piccoli frutti rossi (ciliegia — da cui 'cerasuolo' = colore ciliegia, non lampone o fragola), agrumi rossi, spezie leggere, note balsamiche. Al palato ha corpo medio, tannini presenti ma smussati dalla vinificazione in rosato, acidità sostenuta. È il rosato italiano di riferimento per abbinamenti con la cucina: brodetto adriatico, pesce con salsa di pomodoro, arrosticini abruzzesi (spiedini di pecora, tipica specialità dell'entroterra), formaggi freschi.
Un tour delle cantine abruzzesi permette di degustare l'intera piramide: Trebbiano bianco, Cerasuolo rosato, Montepulciano rosso — la 'trinità enologica abruzzese', tutte da conoscere.
Cosa vedere in Abruzzo oltre le cantine
L'Abruzzo è una delle regioni più belle e sottovalutate d'Italia, con densità di parchi naturali, borghi medievali e coste selvagge senza pari.
Costa dei Trabocchi: la costa da Ortona a Vasto è una delle più caratteristiche d'Italia. I trabocchi — antiche macchine da pesca sospese sul mare — sono patrimonio culturale locale, alcuni trasformati in ristoranti di pesce sospesi sull'acqua. Il tratto ciclabile Ortona-Vasto (ex ferrovia adriatica) è uno dei più suggestivi d'Europa.
Ortona: cittadina storica con il castello aragonese, la cattedrale, il porto. Vicinissime le cantine della Costa dei Trabocchi. In 30 minuti a Lanciano (patria del Miracolo Eucaristico più antico della cristianità).
Colline teramane: paesaggio di colline dolci con borghi come Civitella del Tronto (fortezza borbonica), Atri (con la Cattedrale trecentesca), Campli (con la Scala Santa). Base ideale: Teramo.
Parco Nazionale del Gran Sasso: il tetto d'Abruzzo (Corno Grande, 2.912 metri), con la piana di Campo Imperatore (paesaggi lunari, dove Mussolini fu prigioniero nel 1943), Rocca Calascio (uno dei castelli più fotografati al mondo, set di film come 'Il nome della rosa' e 'Ladyhawke').
Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: il più antico parco nazionale d'Italia (1922), con orsi bruni marsicani, lupi appenninici, camosci. Base: Pescasseroli.
Sulmona: patria dei confetti (dal Cinquecento) e di Ovidio poeta romano. La Cattedrale di San Panfilo, l'acquedotto svevo.
Chieti: capoluogo di provincia con il celebre Guerriero di Capestrano (statua italica del VI secolo a.C.) al Museo Archeologico Nazionale.